Proemio - Palma Palmae

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Proemio


La palma è una benedizione, una visione e un nutrimento per gli umani. Stilo della Natura, che fa di un territorio un tempio, è architettura naturale e natura architettata, e per questo unisce forma e spirito. Gioiello hylogenetico dalla giacitura verticale, la palma è, come il loto, un simbolo panreligioso, ed ha segnato nei secoli la festa, la scrittura, il trionfo sulla morte, gli ornamenti dei templi, è stata tappeto e copertura, dimora celeste, produttrice di un succo terrestre, decoro e cortina, lusso o ascesi. In questo albero magico vive la "bellezza algoritmica delle piante", secondo la definizione degli studi di PrzemysIaw Prusinkiewicz, e la morfologia biologica di D'Arcy Wentworth Thompson, che ha studiato i nessi fra Crescita e Forma; in esso vi è Sistema e Consuetudine, simbolo e utilità. Numero e potenza crescono in essa, in scatti concentrici, che si elevano ad altezze di vertigine. È naturale che sia divenuta, la bella palma, enigma centrale della formazione di ornamenti, vero "problema di Stile", la Stilfrage originaria: gli studi di Riegl sulla palmetta egizia, sull'uso greco della palmetta in acroterî e antefisse, sulle flessioni dell'acanto e sul "tralcio ondulato aritmicamente mosso", rendono ragione della bellezza archetipica della palma, del suo preformato preesistere. La palma è  centrale anche nella Grammatica dell'Ornamento di Owen Jones. Sedata l'anima, traversato il deserto, nella meritata oasi della coscienza, l'umanità riposa all'ombra delle palme, che l'hanno accompagnata dai Giardini dell'Eden al Sunset Boulevard. Da 200 milioni di anni la palma esiste sulla terra. La palma è dappertutto, germina alla confluenza di Oriente e Occidente, a Socotra e a Vabbinfahru, nello Yemen e nel Borneo. Datteri con la polpa  mistica, o il cibo servito sulla foglia sono doni della palma; essa è Panacea, rimedio, afrodisiaco: è l'immagine del tutto-in-uno. E la noce di cocco è un talismano miracoloso, che dona acqua d'amore: il latte di cocco, il prezioso essudato della sua pelle di legno. "Et durae quercus sudabunt roscida mella", e miele manderanno le dure querce, nella IV ecloga di Virgilio. Trionfo di fluidi in mercuriale celeste ascesa, la palma è anche difficile Emblema: l'Albero rovesciato della Tradizione, che ha le radici in cielo e le foglie nella terra, come creatura che aneli, sub divo, a conoscere. L'humus della palma, la Vena delle sue radici, è Hiranyagarbha, grembo d'oro, dove si intrecciano rizomi e nervi divini, il liquore del Soma e il latte dell'oceano di Latte; dalle sue gemme germina l'Essenza, il Logos Spermatikòs che insemina il mondo e lo feconda. Grembo custode del Succo, questo albero magico ha la forma stessa della vita. Ne ha le chiome, la stamina, la posizione eretta. L'Entasi di una palma, che si vede in quegli eleganti rigonfiamenti del fusto, è il segno della sua potente autogemmazione, di una pullulante rigenerazione ciclica gonfia dei maggiori auspici di fecondità, nella capacità di prosperare. La palma è Acqua solida, che non ha tronco ma stipite, uno stipite 'Fatto di ricordi". È questa la tenacia flessibile delle foglie d'erba, che si autosostengono; la palma è come un'erba gigante, con un fusto sovradimensionato sia sul piano idraulico che su quello meccanico. Un gigante per genere e per il fiero carattere, che divora la luce e la trasmuta in clorofilla. La foglia, tessuto vivente, scrivono gli autori, "vive trionfi nelle palme più che in ogni altro tipo di pianta". Regina delle piante, essa ha segnato nel tempo la Vittoria, la Santità, il martirio, la Pazienza, la grazia sinuosa di fronde che stormiscono, la Festa con l'Albero e con i suoi rami. Questo libro unisce natura e cultura perché offre la teoria di un simbolo, ed in questo simbolo rinviene il nesso fra il mondo delle forme e il mondo dello spirito: Apollo, il Cristo, Yogananda, Teresa d'Avila, che paragona l'anima a un cuore di palma, un palmito, la Bhagavad Gita, le Upanisad, e i Veda. La palma madre fa la topologia del deserto; stende i nessi sul suo territorio. Una Grammatica della palma si alimenterà sempre della luce dei primordi, come simbolo mobile e versatile, compiutamente arboreo: Albero della vita, asse del mondo, albero del paradiso ricreato sulla terra. Miraggio, stazione, aereo segnale, caravanserraglio, orizzonte dell'altrove che lo spirito fantastico ha trasportato qui. Alla palma appartengono i flabelli dell'abbandono e la tenacia dell'attraversare. Ed essa appartiene ai nomadi      e agli stanziali: "I was chopping down a palm tree / when a friend dropped  by to ask / lf I would feel less lonely / if he helped me swing the axe /  I said 'No, its not a case / of being lonely we have here / l've been working on this palm tree / for eighty-seven years'". Così canta Neil Young in un brano alto di poesia della palma, un brano di difficile esegesi, che unisce la palma la vita e il sacrificio: 'Mentre abbattevo una palma,  un amico capitò lì per chiedermi se mi sarei sentito meno solo se mi avesse aiutato con l'ascia. Gli dissi: No, qui non è questione di sentirsi soli; sono ottantasette anni che lavoro a questa palma". Le tracce della palma sono, perciò, antichissime; nei Geroglifici di  Horapollo è spiegato: (3) "Quando vogliono rappresentare l'anno raffigurano Iside, cioè una donna; quando vogliono invece indicare l'anno in maniera diversa rappresentano una palma, perché, di tutti gli alberi, questo solo produce un ramo nuovo ad ogni novilunio, così che nei dodici rami l'anno è completo"; per contro (119) "quando vogliono rappresentare un uomo che ama costruire, rappresentano la mano di un uomo; essa infatti compie ogni opera". Il Palmo; la Palma.
  
Guglielmo Bilancioni
 
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